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Post pubblicato anche su nFA. Commenti li’, come al solito.
Internet esiste in Cina dalla fine degli anni ’80. Le prime mosse di censura organizzata risalgono al 1997 quando il ministro per la pubblica sicurezza introdusse il primo statuto di regolamentazione. Lo scopo della censura è sempre stato quello di contenere fatti e opinioni che andassero contro il benessere del sistema comunista. In particolare la legge sulla censura internet afferma che a nessun individuo è consentito usare la rete per:
- promuovere attacchi alla costituzione o leggi o le loro attuazioni
- promuovere ogni azione contro il governo o il sistema socialista
- incitare alla divisione del paese o urtare l’unità nazionale
- promuovere odio o discriminazioni tra i vari gruppi etnici cinesi
- diffondere falsità, distorcere la verità, diffondere dicerie, attentare in ogni modo all’ordine della società
- promuovere superstizioni, diffondere materiale erotico, violento o riguardante il gioco d’azzardo
- fare terrorismo o incitare all’attività criminale; insultare apertamente altre persone o distorcere la realtà per urtare terzi
- nuocere alla reputazione degli organi statali
- altre attività dannose contro la Costituzione, le leggi e le regole amministrative
È chiaro che la lista è stata stilata in modo da essere omni-comprensiva ed è altrettanto chiaro quali siano le priorità del sistema di censura (i punti 1 e 9, che aprono e chiudono la lista, dopotutto …). Chiunque venisse identificato ad infrangere qualsiasi di questi comandamenti rischierebbe un appuntamento con la giustizia cinese, con conseguenze che, come al solito, possono oscillare da una multa alla pena di morte. Il sistema di censura è tutt’altro che nascosto dal governo. Infatti, proprio l’opposto: le alte gerarchie cinesi vanno assolutamente fiere dell’attività di censura che, come al solito, viene venduta come un sistema per proteggere i cittadini.
Al momento si stima che circa 30 mila persone siano impiegate nella polizia internet. Ogni internauta sa benissimo quali sono le regole e cosa rischia in caso di trasgressione. Esiste una capillare campagna di informazione a riguardo, che comprende anche simpatiche mascotte sotto forma di cartone animato.
 
Jingjing e Chacha, i due internet poliziotti cinesi
La censura è implementata ad almeno due livelli, uno centrale e uno periferico. Quello centrale passa attraverso quello che è noto come “il grande firewall cinese“: in sostanza una muraglia di router, prodotti da Cisco, che si occupano di confrontare le richieste dell’internauta con una blacklist: se il sito a cui si sta cercando di accedere è nella blacklist, l’utente non sarà in grado di vederlo. Il sistema periferico invece si basa semplicemente sulla consapevolezza che chi fornisce accesso a internet è responsabile per le pagine che vengono viste dagli utenti: in altre parole, è responsabilità dell’azienda o del cybercaffé di far sì che i navigatori usino internet correttamente.
Per via soprattutto del controllo interno (il grande firewall) la navigazione può talvolta essere rallentata. google.com, ad esempio, è accessibile dalla Cina: la ricerca dà gli stessi risultati che darebbe negli USA ma poi molti dei collegamenti portano al nulla. Per ovviare ai rallentamenti e ai disagi che il firewall portava a google.com, Google decise nel 2006 di esordire con una versione apposita del motore di ricerca, google.cn. I server di google.cn risiedono direttamente in Cina e quindi risultano essere molto più veloci; i risultati sono però censurati già da Google stessa, in ottemperanza con le leggi cinesi (qui l’annuncio di google del lancio di google.cn). La Cina non è l’unico paese che chiede a Google di censurare risultati (lo fanno anche la Germania e la Francia, riguardo a pagine con contenuti nazisti) ma ovviamente in Cina il tenore di censura è enorme e a tutto tondo (un esempio classico: non c’è traccia della rivolta di Tienammen sul google immagini cinese).
La decisione di Google di sottostare alle regole cinesi fece scalpore all’epoca e costò all’azienda anche diverse tirate d’orecchie da parte del congresso USA. È sempre stata giustificata non con ragioni economiche (Google ha uno share di appena il 27% in Cina, la parte del leone la fa il clone cinese Baidu) ma con ragioni “umanitarie”, cioé che un maggiore accesso a risorse internet, seppur censurato, non può che fare bene. Del resto il motto di Google è “don’t be evil” (non fare del male). Certo è che, al momento, il pubblico internet cinese è il primo al mondo con 330 milioni di connessioni. Un po’ di gola la farà anche al portafogli.
Un paio di ore fa, Google ha annunciato, a sorpresa, di averne avuto abbastanza e che da ora in poi non obbedirà più alla censura cinese. Il motivo ufficiale è che nelle ultime settimane Google è stata vittima di attacchi informatici molto ben escogitati. Indagando, Google ha scoperto che il bersaglio principale di questi attacchi sarebbe un gruppo di attivisti per i diritti umani, ma che attacchi simili si sono verificati anche verso aziende che si avvalgono dei servizi di Google nei campi dell’informatica, chimica e alta tecnologia. Non si tratta di studentelli hackers, ma di una rete assolutamente ben organizzata, riconducibile a GhostNet, un sistema di spionaggio politico e industriale dietro di cui si nasconderebbe direttamente il governo cinese.
Visti questi sviluppi, Google ha davvero deciso di mettere sul tavolo il proprio motto “don’t be evil” e comunica che non ha più intenzione di venire a patti col governo cinese: se questo comporterà la chiusura di Google.cn e degli uffici cinesi, così sia.
Va aggiunto che ultimamente la Cina aveva operato una stretta non indifferente al sistema di censura, soprattutto come conseguenza delle olimpiadi e delle proteste nella regione di Xinjiang. In particolare secondo alcune fonti il sistema di censura starebbe per passare da un sistema blacklist (non si accede a ciò che è listato) ad un sistema di whitelist (si accede solo se è listato) gestito da una anagrafe internet governativa e che sarebbe ovviamente estremamente più stringente.
Questo post e’ pubblicato anche su nFA. Rimando li’ per i commenti
Premessa: per capire le correzioni che cerco di fare in questo post, occorre prima aver letto il post in cui Aldo riassume molto bene alcuni dei punti su cui ruota il negazionismo da blogosfera sul AGW.
La mazza da Hockey.
La mazza da Hockey è uno dei punti fissi dei negazionisti, cioé quel gruppo particolarmente attivo sulla blogosfera e su certi media che nega che il climate change esista o sia da attribure all’attività umana. Perché I negazionisti sono così interessati a questi grafici? Uno dei motivi è perché credono, come scrive Aldo, che:
I grafici [a mazza da Hockey] sono la base scientifica del protocollo di Kyoto.
Questo non è propriamente vero. Il protocollo di Kyoto è nato per l’11 Dicembre del 1997, sulla base dei primi rapporti dell’IPCC che risalgono al 1990 e 1995 ( IPCC è l’ente scientifico sovra-governativo commissionato dalle Nazioni Unite). Il primo e più famoso grafico a mazza di hockey di Michael Mann e colleghi compare in letteratura l’anno dopo, nel 1998, e entra quindi nell’ IPCC solo nel terzo report, nel 2001. Le evidenze che hanno portato alla formazione dell’IPCC prima e hanno convinto della necessità del protocollo di Kyoto, poi, erano già ampie ben prima la comparsa della mazza da Hockey.
Il fattore principale che ha portato a IPCC e Kyoto è stata la constatazione che concentrazione di gas da effetto serra fosse aumentata nell’ultimo secolo; non esiste dubbio alcuno che l’effetto serra surriscaldi il pianeta: questa è fisica da libri di testo da almeno 150 anni (l’effetto serra è stato scoperto da Joseph Fourier nel 1824 e il collegamento tra effetto serra e riscaldamento antropogenico è stato introdotto per la prima volta da Svante Arrhenius nel 1890).
Perché quindi il grafico a mazza da Hockey riceve tutta questa attenzione tra i negazionisti? Probabilmente perché è molto semplice da capire per il pubblico: ha un colpo d’occhio sicuramente toccante e i media lo hanno usato tantissimo come simbolo dell’ AGW. Lo stesso Al Gore ne fa un largo uso nel documentario “An Inconvenient Truth” durante la famosa scenetta della gru.
Chiarito quindi che, scientificamente, il sostegno ad AGW va ben oltre il grafico a mazza da Hockey, credo sia importante cercare di capire quale è il messaggio del grafico. Il paper originale di Mann si intitola “Global-scale temperature patterns and climate forcing over the past six centuries” cioé, appunto dal 1400 al 2000 come si vede nella figura 1b del lavoro originale. Perché solo 1400? Perché come è facile immaginare, risalire alla temperatura del globo indietro nel tempo non è così semplice e più distanti si va, maggiore diventa l’errore e l’approssimazione. Il succo di quel lavoro, però, è che sicuramente la temperatura dei giorni nostri è la più alta degli ultimi sei secoli. Notare che dopo aver messo le cose in questo contesto, diversi gruppi hanno lavorato alla ricostruzione paleclimatologica, ricorrendo a dati, metodi, approcci statistici e sperimentali completamente diversi da quello originale di Mann del 98.
Ad esempio, oggi abbiamo grafici a mazza da hockey basati su la linea di retrazione dei ghiacciai:

Oerleman et al. Science 2005. Extracting a Climate Signal from 169 Glacier Records”
basati sugli storici della temperatura del terreno (borehole, in inglese)
Pollack et al. Science 1998. Climate change record in subsurface temperatures: a global perspective
basati sulla dendrocronologia, cioé la capacità di misurare la temperatura “leggendo” gli anelli dei tronchi (vedi arancione scuro e blu scuro):

Osborn et al. Science 2006. The Spatial Extent of 20th-Century Warmth in the Context of the Past 1200 Years
Altri metodi usano coralli, alghe, registri di bordo dei grandi navigatori e via discorrendo.
Ovviamente tutti questi grafici, ottenuti indipendentemente da gruppi diversi, si sovrappongono bene con il grafico a mazza da hockey della concentrazione di CO2 calcolata coi carotaggi ai poli.

Report IPCC 2007.
Credo che sia chiaro che tutte queste misurazioni indipendenti si rinforzano l’un con l’altra (2) e che vanno quindi lette in un quadro globale.
Detto questo, quale è il punto forte di queste analisi e quale il punto debole. Il punto forte è che risulta veramente incontrovertibile un aumento di temperatura nell’ultimo secolo rispetto ai precedenti. Il punto debole è che è difficile definire “precedenti” perché più si va indietro e più c’è variabilità. È comunque un argomento degno di approfondimento e per questo motivo altri studi sono stati condotti che cercano di estendere le letture il più possibile. Ne posta un esempio Aldo nel suo articolo (figura 2, presa dal report IPCC) in cui si vedono letture eseguite con metodi diversi (ogni colore è un paper diverso).
Aldo usa quel grafico per riportare un punto ricorrente dei negazionisti, cioé che i cambiamenti climatici sono naturali e ciclici. Afferma che quel grafico
mostra chiaramente un andamento diverso da quello della figura precedente, con un aumento delle temperature negli anni successivi all’anno 1000.
In realtà ciò non è vero e si vede anche solo ad occhio nudo: (se vi funziona javascript, passate e togliete il mouse sulla figura successiva per vedere la sovrapposizione).

e in particolare non c’è una grossa differenza nel cosiddetto periodo caldo medievale.

Pur ignorando le misure più fredde, le letture più calde (linea rossa e azzurrina) toccano e passano appena la linea tratteggiata di riferimento ad ascissa 0 nell’anno 1000. La temperatura attuale (linea nera, misurata coi termometri) sta ad ascissa 0.5 (notare che questi non sono gradi ma un misura di anomalia di temperatura). Quindi nessuna ciclicità e sulla base dei dati non è affatto giustificato quello che riporta Aldo e cioé che
le temperature attuali sono tornate dove erano nel 1200.
Non lo sono. A meno di non volere considerare per buoni solo I margini d’errore superiore ma non vedo perché farlo.
Per terminare questa parte, c’è una cosa che è importante sottolineare e cioé che il riscaldamento del 20esimo secolo è degno di nota principalmente per uno motivo e cioé che mentre gli andamenti dei secoli scorsi sono tutti spiegabili abbastanza bene con i soli fattori natural, il riscaldamento del 20esimo secolo, invece, si spiega soltanto con la variabile antropogenica (4).
Veniamo quindi alle presunte critiche tecniche.
Come dice Aldo, il primo lavoro di Mann sul grafico a mazza da Hockey, è stato criticato nel 2003 da McKitrick (un economista dell’Universita di Guelf, Ontario) e McIntyre (ex dipendente dell’industria mineraria, ora blogger). McIntyre è particolarmente noto alla banda dei negazionisti perché è il gestore di un blog e di un forum web ( climateaudit.org ), dal quale partono molti degli attacchi ai climatologi. Le critiche di M&M al paper di Mann (pubblicate su una rivista non peer-reviewed nel 2003 e qui nel 2004 ) riguardavano presunti errori statistici e sono state presto smentite prima dagli autori (qui e poi qui), poi da altri studi indipendenti (qui e qui).
Col senno di poi, le smentite, benvenute, non sarebbero state in realtà neanche necessarie perché negli anni, la mazza da hockey è diventata sempre più una evidenza condivisa, riproposta da almeno una dozzina di altri gruppi, in maniera completamente indipendente utilizzando misure scorrelate (di alcune ho fatto esempi all’inizio di questo post).
McIntyre e McKitrick non hanno perso la propria verve, però, e hanno continuato con il lavoro di negazionisti. Sul blog.
Infatti quando Aldo dice che
un famoso articolo di un membro del gruppo [del CRU], Keith Briffa, era stato sottoposto a severe critiche
si riferisce di nuovo a McIntyre e McKitrick e ad un post sul loro blog che cerca di smontare un lavoro di Briffa su Science del 2006 basato sulla rilevazione dendrocronologica (temperatura estrapolata nei cerchi nei tronchi). Onestamente, stiamo parlando di un post su un blog di negazionisti e la faccenda non meriterebbe particolare seguito qui su nFA ma visto che Aldo le definisce “severe critiche”, tocca chiarire. McIntyre decide, nel suo blog che gli alberi usati da Briffa sono stati selezionati a caso e preferisce sostituirli con altri:
As a sensitivity test, I constructed a variation on the CRU data set, removing the 12 selected cores and replacing them with the 34 cores from the Schweingruber Yamal sample.
Lo Schweingruber Yamal sample è un campione che nessuno usa perché non ancora caratterizzato. La cosa ridicola è che il risultato delle nuove analisi di McIntrye è che l’hockey stick si appiattisce completamente (qui linea rossa vs linea nera) contraddicendo, in questo modo, gli unici dati che solo un paranoico metterebbe in dubbio e cioé i dati strumentali:

Le registrazioni strumentali sono iniziate attorno al 1850. Le severe critiche di McIntrye non sono compatibili nemmeno col termometro.
La fuga di email.
Veniamo ora al presunto punto di partenza: dei negazionisti si intrufulano sul server di posta del CRU e trafugano messaggi email dal 1996 ad oggi. Poi ne rilasciano circa un migliaio, leggibili qui. Ovviamente la blogosfera dei negazionisti esplode e si trascina dietro una buona parte dei media classici. Viene fatta una lista delle email più scottanti; molte di queste sono emails in cui gli scienziati del CRU parlano con un certo livore dei negazionisti. Si può discutere se sia più o meno elegante usare la parola “coglione” riferendosi a un tipo come McIntyre in una conversazione privata (io lo farei senza problemi). Non mi sembra segno di frode. Altre email sono chiaramente scherzose (ad esempio in una un ricercatore dice qualcosa tipo “ma quale global warming e global warming, oggi fa un freddo matto”. Una rassegna delle emails più piccanti viene discussa qui e qui da alcuni dei protagonisti (soprattutto nei commenti). Non credo questa sia la sede per discuterle una a una.
Occorre cambiare opinione?
Direi proprio di no. Quando le cose sono spiegate, invece che riferite, prendono tutta un’altra piega. È il motivo per cui consiglio a chi avesse un genuino interesse nella materia ad approfondire direttamente alla fonte delle cose. Purtroppo l’argomento dell’AGW è uno degli argomenti affrontati in maniera meno professionale dalla stampa: di fronte ad un consenso scientifico praticamente universale, troviamo stampa e pubblico spezzati (soprattutto negli USA e meno in Europa per fortuna).
Su nFA abbiamo posts critici verso la stampa in continuazione (il tag giornalismo è il secondo per numero di articoli) e nessuno si stupisce di frequenti prese di posizione ideologiche in ambito economico. Perché dovremmo, per AGW, decidere di dare più fiducia alla stampa che non alla comunità scientifica?
I negazionisti non sono in grado di produrre materiale che regga il vaglio della comunità scientifica e la quasi totalità delle critiche viene mossa dalla blogosfera. La maggiorparte di queste critiche sono semplicemente ridicole (gli esempi di questo post spero siano utili a capirlo) ma hanno una presa enorme sul pubblico e sui media. Il dibattito acquisisce due livelli: uno, scientifico, che è anche molto controverso su alcuni dettagli (ad esempio contemporaneo, a quanto leggo, riguarda la controversia su quale sarà il ruolo di El Nino sul medio termine: più o meno pioggie torrenziali?) ma che è completamente ignorato. L’altro, quello che origina dalla blogosfera, guadagna una attenzione esagerata e arriva a trarre in inganno anche gente che, in altri argomenti, si distingue per sano scetticismo.
Note:
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firmato ma non ratificato, pero’. La maggiorparte dei paesi ha ratificato solo dopo il 2001. Ad oggi 187 paesi hanno ratificato Tokyo, 8 non hanno preso posizione e 1 solo, gli USA, ha deciso di non ratificare – da qui.
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E’ un po’ un esempio di cosa veramente vuol dire consenso, come cercavo di spiegare in questo commento nell’altra discussione.
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A dirla tutta, la denominazione stessa di periodo caldo e’ tutt’altro che accettata e il report IPCC 2007 precisa che “current evidence does not support globally synchronous periods of anomalous cold or warmth over this time frame, and the conventional terms of ‘Little Ice Age’ and ‘Medieval Warm Period’ appear to have limited utility in describing trends in hemispheric or global mean temperature changes in past centuries”
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In chiusura di questa parte, segnalo una review, in inglese, decisamente accessibile a tutti (qui)
Il virus dell’ Influenza – principi di virologia e immunologia.
I primi documenti che segnalano i sintomi di una epidemia di influenza risalgono al 412 AC, ad opera di Ippocrate1. Il termine influenza viene utilizzato per la prima volta circa 2000 anni dopo, in Italia, per descrivere quei malanni più o meno ricorrenti che, come molti altri eventi, sembravano essere influenzati dagli influssi astrali. Il termine italiano è rimasto nell’uso scientifico e anche in inglese al giorno d’oggi si parla di influenza virus. Dal punto di vista biologico, un virus influenzale è un virus molto semplice: composto da una decina di proteine, ognuna delle quali si occupa di un ruolo specifico2. Le proteine HA e NA, per esempio, sono le più importanti proteine sulla superficie del virus e il loro ruolo è quello di riconoscere “al tatto” una cellula ospite – cioé la possibile vittima – funzionando un po’ come chiavi per serrature. Essendo però in superficie, HA e NA3 costituiscono anche il tallone d’achille del virus perché sono il bersaglio principale della risposta anticorpale.

Rappresentazione schematica di un virus dell’influenza. Le proteine Neuraminidasi (NA) e Emaglutinina (HA) sono i principali antigeni (4)
Il sistema immunitario dei mammiferi è adattivo, cioé impara con l’esperienza: una volta messo in contatto con un agente estraneo, sviluppa proteine altamente specifiche dette anticorpi. Quando prodotti in quantità sufficiente, gli anticorpi ricoprono l’agente infettivo e lo marchiano per la distruzione da parte delle cellule del sistema immunitario. È il motivo per cui, in un organismo sano, molte malattie infettive si prendono soltanto una volta nella vita (morbillo o orecchioni sono un esempio noto). Ogni vaccino sfrutta proprio queste proprietà: ci si inietta in corpo una versione del virus innocua o indebolita, che possieda le proteine di superficie in modo da stimolare gli anticorpi ma che non sia abbastanza virulenta da scatenare la vera malattia. La specificità della risposta anticorpale, però, fa sì che talvolta sia sufficiente cambiare anche di poco la forma delle proteine di superficie affinché gli anticorpi non le riconoscano con la stessa efficienza.
Il virus dell’influenza sfrutta questa debolezza e tende a mutare utilizzando due fenomeni: mutazioni spontanee e minori dette di deriva antigenica (antigenic drift) e ricombinazioni, cioé mutazioni molto più sostanziose che cambiano completamente l’aspetto del virus (spostamento antigenico o antigenic shift).
Nella deriva antigenica, il virus cambia gradualmente e casualmente finché la sorte non introduce un numero di mutazioni che sono allo stesso tempo limitate abbastanza da non interferire troppo con la funzione del virus e diversificanti abbastanza per scappare anche solo parzialmente alla risposta immunitaria. La deriva antigenica è responsabile dell’avvento dell’epidemia stagionale, cioé quella che si verifica ogni anno. Una parte consistente del virus dell’influenza stagionale che è circolato negli ultimi decenni è una versione riveduta e corretta dello stesso virus che ha creato una pandemia nel 1968 (detto Hong Kong, variante H3N2). L’influenza suina di questi mesi sarà probabilmente una delle basi su cui si costruiranno i virus stagionali per i prossimi anni o decenni. Così via fino alla prossima pandemia.

Nuovi ceppi che hanno originato pandemie recenti. Dopo l’esplosione iniziale, il virus rimane per anni e modificandosi contribuisce ad aumentare il bacino dei virus cosiddetti stagionali 5.
È importante sottolineare che mutazioni avvengono continuamente6 ma fortunatamente la stragrande maggioranza delle mutazioni di deriva antigenica è dannosa per il virus stesso. Alcune sono silenti e altre ancora hanno pochissimo effetto. Perché sia realmente pericoloso, un virus mutato deve avere a) un vantaggio selettivo contro tutti gli altri miliardi di virus nell’organismo, di modo da prendere il sopravvento, b) riuscire ad uscire dal corpo ed infettare qualcun altro per propagarsi. Ogni anno, solo in Italia, vengono identificate decine di mutazioni7. Queste piccole continue mutazioni permettono al ceppo virale di non estinguersi e ripresentarsi di anno in anno al nostro organismo. Allo stesso tempo, il fatto che il virus stagionale sia solo minimamente diverso, lo rende anche relativamente meno pericoloso. Dico relativamente perché i numeri non sono altissimi ma sono sicuramente degni di nota: tra il 5% e il 20% della popolazione si ammala di influenza ogni anno, con un tasso di mortalità di circa 0.1%. Vuol dire circa 3000-12000 morti all’anno solo in Italia. Viste queste cifre, perché quindi tutto questo baccano per il virus dell’influenza suina che finora ha fatto in Italia meno di 70 morti (equivalente ad un tasso di mortalità dello 0.0029%)7?
Perché quella che ora chiamiamo H1N1 è una pandemia scaturita non da una deriva antigenica ma da uno spostamento antigenico. Gli spostamenti antigenici sono decisamente più rari e si verificano quando lo stesso ospite (ad esempio un maiale) è infettato contemporaneamente da due virus diversi: uno che di solito colpisce solo i maiali e uno che di solito colpisce solo l’uomo ma che per un processo di mutazioni è riuscito ad entrare, seppur timidamente, all’interno delle cellule suine.

Una delle differenze più evidenti del nuovo H1N1 appare guardando il periodo di diffusione del virus. Un segno di diverse capacità infettive rispetto ai ceppi stagionali. Notare che proprio per la diversa tempistica, il 99% del virus che circola in questo periodo è 2009H1N1. La stagionale arriverà più avanti come gli altri anni. Fonte: Istituto Superiore di Sanità.
I danni potenziali di un nuovo ceppo creato attraverso spostamento antigenico sono enormi. Basti pensare che l’influenza cosiddetta spagnola, che si crede essere originata in questo modo (anche essa un’influenza H1N1), colpì apparentemente il 30% della popolazione con un tasso di mortalità del 10-20%. Tra 50 e 100 milioni di morti in due stagioni: più della guerra e più della peste nera nel medioevo. Più morti di influenza spagnola in 25 settimane che di HIV in 25 anni.
Ogni nuova pandemia ha, in principio, la stesso rischio di diventare altamente pericolosa. Certo a distanza di quasi un secolo le nostre capacità di affrontare l’epidemia sono diverse: esistono unità di terapia intensiva che una volta non esistevano; inoltre la popolazione non è stremata dalla guerra come nel 1918. Però è anche vero che si viaggia molto di più e quindi ci si dovrebbe aspettare una pandemia con velocità ben più alta, magari esplosiva abbastanza per saturare gli ospedali. In sostanza, non potendo prevedere a priori la pericolosità di un possibile spostamento antigenico, l’OMS ha il dovere di lanciare l’allarme e prepararsi al peggio. È difficile farlo senza scatenare il panico, però, o senza fare la figura di quello che grida “al lupo al lupo”. Impossibile farlo se non si riesce a spiegare che un nuovo virus dell’influenza comporta un rischio potenzialmente altissimo per la società. La parola chiave, qui, è "potenziale".
Lo stato attuale delle cose.
Il nuovo H1N1 (chiamato appunto 2009 H1N1) è in giro da diversi mesi. Non sembra certo avere la pericolosità di una nuova influenza spagnola. A dirla tutta, sembra essere meno pericoloso della solita influenza stagionale. Quindi viene spontaneo porgersi alcune domande.
La prima: l’abbiamo scampata? Probabilmente sì. Ormai siamo in piena fase discendente della diffusione del virus. Il rischio che il virus evolva in una forma più pericolosa esiste sempre ma è probabilmente simile a quello che si corre ogni anno con la normale influenza. L’unico dubbio che rimane è cosa succederebbe se influenza stagionale e influenza H1N1 co-infettassero gli stessi soggetti. Una nuova ricombinazione sarebbe molto probabile e potenzialmente pericolosa.
La seconda: l’allarme era ingiustificato? No. È innegabile che questo sia un nuovo ceppo virale. Sarebbe stato impossibile prevedere fin dall’inizio l’esatta pericolosità. La cautela era d’obbligo.
La terza: han fatto bene (o fanno bene) i media a titolare in prima pagina ogni singola morte? Certo che no. I numeri parlano chiaro e non giustificano il panico.
La quarta: quindi, vaccinarsi non serve a nulla? Sbagliato. Vaccinarsi serve almeno tanto quanto serve vaccinarsi contro la normale influenza stagionale. Anche se, cumulativamente, il rischio di complicazioni o di fatalità legato a 2009H1N1 è più basso dell’influenza stagionale, la distribuzione del rischio rimane comunque differenziata in base alla categoria di appartenenza. Soggetti con malattie croniche (soprattutto polmonari) o donne incinte, ad esempio, hanno un rischio di complicazione significativamente più alto. Considerando che gli effetti collaterali della vaccinazione sono infinitesimali, la scelta dovrebbe essere semplice. Proprio le donne incinte, ad esempio, hanno un rischio decisamente più alto di qualsiasi altra categoria, benché storicamente rappresentino la categoria più restia alla vaccinazione(8). Purtroppo a qualcuno piace diffondere anche panico da vaccino, come se non bastasse il panico da H1N1.
- Descritta come “La Tosse di Perinto” – VI libro delle Epidemie del Corpus Hippocraticum.
- Medical Microbiology. Baron, Samuel, (editor).
- Per dare un’idea della misura della complessità, si pensi che un organismo unicellulare semplice, come il lievito della birra, ha bisogno di circa 7000 proteine per funzionare.
- HA e NA danno il nome ai vari ceppi virali. H1N1, ad esempio, significa variante 1 di HA e variante 1 di NA. Il virus dell’influenza stagionale è per lo più H3N2; l’asiatica è H2N2.
- Da "Influenza: old and new threats." Nature Medicine 2004.
- Il tasso di mutazione è di 1-2 x 10-5 per ciclo di infezione. Vuol dire diverse migliaia di virus mutati all’interno di ciascuno di noi.
- Dati del ministero della Salute. Qui una mappa mondiale della diffusione dei casi accertati.
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H1N1 2009 influenza virus infection during pregnancy in the USA. The Lancet, 2009

Insieme ad alcuni validi collaboratori piu’ emeriti di me ho messo su un appello per una universita’ piu’ meritocratica. E’ un’occasione per prendere la palla al balzo dopo i pasticci che la riforma Gelmini (ex finanziaria ora legge 133) sta combinando. L’appello si puo’ leggere qui. Firmate e fate girare.
Se volete solo un sommario al volo del contenuto: Continue reading Una universita’ meritocratica
Alcune premesse doverose per capire su che basi è montata l’attenzione inusitatadei giorni scorsi. La nomination di Sarah Palin è arrivata consorpresa per chiunque: democratici, repubblicani, media.
È un personaggio politico di pochissimo spessore e con quasi nessuna esperienza. Vedere spuntare il suo nome come candidato per la seconda carica del paese ha fatto cadere non poche mascelle, sia tra le frange blu (democratrici) che quelle rosse (repubblicani). Esulta invece la compagine più conservatrice del partito repubblicano che il suo nome già lo conosceva da tempo: anti-abortista, a favore della diffusione libera delle armi, creazionista e piena zeppa di smalltown values. Per tutti gli altri, la Palin è un interrogativo e il suo nome è saltato così inatteso che i media,presi come dai turchi, hanno perso settimane ad investigare aspetti della sua vita assolutamente secondari: dalle gravidanze sue a quelle della figlia, ai tradimenti alle presunte censure sui libri delle biblioteca comunale della cittadina di cui era sindaco, passando per il passato di reginetta a Miss Alaska. Insomma, un sacco di tempo speso (comprensibilmente) a chiedersi “chi diavolo è questa? Da dove spunta fuori?”. Fino a stasera la Palin aveva rilasciato soltanto due interviste all’acqua di rose, che mai sono entrate nel merito delle questioni. Per questo motivo, l’incontro di oggi era così atteso: finalmente il primo confronto reale! Talmente atteso,in verità, da essere stato ampiamente analizzato e programmato su ogni fronte giorni prima che si verificasse. Basti leggere questo editoriale su slate.com, che profondamente dispiega l’ipotetico susseguirsi di domande e risposte come fossero le mosse di una partita a scacchi.
Come è andata?
Continue reading Dove vanno i repubblicani? La prima intervista a Sarah Palin.
I finanziamenti alla Ricerca in Italia.
Non c’e’ dubbio alcuno che l’Italia stanzi alla ricerca molti meno fondi di quanto non dovrebbe. Gli ultimi dati EUROSTAT riguardanti l’Italia risalgano al 2005 e sono presentati in figura 1. L’Italia dedica ogni anno poco piu’ dell’1% del proprio PIL in ricerca, circa la meta’ della media europea (EU-15: 1.91%; EU-27: 1.86%). Tra le EU-15 solo Portogallo e Grecia investono meno di noi, con una crescita annua pero’ maggiore della nostra (Figura 2). L’Italia ha incrementato il proprio budget in ricerca del 10% in 10 anniL’Italia ha incrementato il proprio budget in ricerca del 10% in 10 anni. La Turchia, prima della classe di questa categoria, del 75%. Spagna e Portogallo sono oltre il 40%. Questi dati di crescita diventano particolarmente interessanti se vengono letti in prospettiva degli accordi presi a Lisbona che auspicano che nel 2010 la media dei paesi Europei si attesti ai livelli americani, passando dal 1.9% al 3%. Per dare l’idea dello sforzo che e’ stato fatto in Italia dal 2000, data di firma del protocollo, ad ora: se dovessimo mantenere questi ritmi di crescita raggiungeremmo l’obiettivo Lisbona nella seconda meta’ del secolo prossimo (2163). La Spagna, che pure nel 1996 spendeva meno di noi, lo raggiungerebbe fra circa 12 anni. Continue reading Andiamo a Lisbona! Andiamo a Lisbona! Andiamo a Lisbona! (Magari.)
Tempo fa si parlava di come e quanto il popolo di internet differisse dal resto della popolazione per gusti scelte e comportamenti. A volte la differenza e’ attesa o prevedibile, altre pero’ decisamente sorprendente non tanto qualititivamente (cioe’ cosa vuole chi naviga) quanto quantitivamente (in quanti lo vogliono!).
Ora, vi posso confermare che lo stesso accade un po’ ovunque, perfino negli Stati Uniti dove il numero di persone che bazzica la rete e’ decisamente piu’ significativo che da noi (72% negli USA, circa 50% la media EU27). Ne e’ un ultimo esempio il caso del senatore texano Ron Paul candidato presidenziale tra i repubblicani.
Come saprete forse a gennaio negli usa inizieranno le votazioni per le primarie dei candidati democratici e repubblicani. I repubblicani hanno 8 candidati tra cui 7 repubblicani DOC e Ron Paul, appartenente al cosiddetto “third party” anche noto come “partito libertario” o “waste-your-vote party” per la scarsa fiducia che gli americani hanno nel fatto che possa mai avere qualche chance.
Ora, i libertari, nel caso non lo sappiate, sono dei conservatori un po’ particolari, decisamente diversi dai repubblicani: mentre i repubblicani stanno diventando sempre piu’ un partito in cerca di voti dai fanatici religiosi (che negli USA sono tantissimi), i libertari hanno come religione unica quella dell’economia e del pensiero libero (con un pizzico di conservatorismo). Per i libertari la presenza dello Stato e’ un male da ridurre al limite: lo Stato non dovrebbe avere nessun tipo di ingerenza nei confronti delle scelte dei cittadini tanto che le tasse, ad esempio, dovrebbero essere abolite completamente; gli americani non dovrebbero essere obbligati ad avere assicurazioni di nessun tipo, inclusa quella sanitaria, non dovrebbe esserci nessuna restrizione sulla liberta’ di espressione (che *in teoria* e’ gia molto alta negli USA) tanto che per loro anche il divieto di bruciare o vilipendere la bandiera americana e’ anticostituzionale. Per una lista piu’ dettagliata, si veda quio meglio ancora qui.
Una cosa che vi vorrei far notare e’ che le prese di posizione del partito libertario sono davvero alternative alle altre due e molto discordanti ANCHE da quelle repubblicane. Se andate a vedere, ad esempio, la voting history di Ron Paul vedrete che Ron Paul ha votato anche contro un numero considerevole di provvedimenti proposti dai repubblicani.
Ora, il partito libertario esiste da tempo ma non ha mai preso abbastanza voti da raggiungere numeri a due cifre. Forse perche’ l’eccessivo libertarismo e’ fin troppo per il pubblico americano o forse per teorie di complotti e lobby di potenti di cui Haiku ci parlera’.
Ora pero’ pare che una rivoluzione sia in corso. Secondo tutti i sondaggi online Ron Paul e’ semplicemente in testa!:maggioranza schiacciante per i sondaggi di ABC, FOX, MSN, vote.com e molti altri siti che raccolgono i voti dei naviganti.
Per i sondaggi tradizionali (telefonici) Ron Paul viaggia ad un piu’ tradizionale 5%.Da dove deriva questa enorme discrepanza? E’ una bella domanda.
I sostenitori di Ron Paul sostengono che, semplicemente, i media cercano di pilotare il volere dei cittadini con trucchetti piu’ o meno legittimi come questo.
I media si difendono dicendo che la combriccola di Ron Paul e’ piccolissima ma estramamente ben organizzata tanto da riuscire a pilotare qualsiasi sondaggio online ricorrendo anche all’uso di bot e altri meccanismi boicottatori. Fattosta che Ron Paul e’ indiscussamente in testa a qualsiasi ricerca technorati, o prefenza digg.com o reddit.com.
Dove sta la verita’? Difficile dirlo sinceramente ma una cosa per me e’ assolutamente certa: i sondaggi pre-elezione son un’arma FORMIDABILE soprattutto per amplificare le differenza, sicuramente piu’ forte di qualsiasi sbarramento proporzionale.
Eccomi qui. Ho un QI di quasi 150 e mi ritrovo vestito da elettricista con una fialetta in mano a cambiare la storia. Chi l’avrebbe mai detto.
E’ iniziato tutto nel 1996. Avevo quasi vent’anni quando per la prima volta sentii parlare del MENSA e decisi che mi sarebbe piaciuto farne parte. Mi giustificavo raccontando che era soltanto un mezzo per conoscere gente interessante e magari riuscire ad ambientarmi prima a bologna, dove ero arrivato per fare l’universita’. In realta’ era soltanto un modo come un altro per gonfiare ancora di piu’ il mio orgoglio: quello del ragazzino di paese che in pochi mesi passa da un ambiente ricco di stimoli naturali ma digiuno di stimoli intellettuali all’alma mater.
I primi incontri erano esattamente come me li avevano descritti: c’erano stanze di ritrovo in cui la maggiorparte della gente giocava a scacchi o leggeva. Ogni tanto veniva organizzato qualche seminario; per lo piu’ fratelli di altre sedi a discernere su temi noiosi. Veramente solo gli anziani sembravano divertirsi in quelle serate e noi imparavamo a sciommiottare il loro compiacimento.
Dopo un anno circa la meta’ di quelli che avevo conosciuto era gia’ sparita dalla circolazione. Io non so perche’ restai, forse, lo dico ora col senno di poi, era destino.
A novembre dell’anno dopo quello che tutti chiamavano catapulta organizzo’ il corso di storia della democrazia. Nikolaj era un giovane sui 30 anni, faceva il ricercatore di storia li’ a bologna. Era un bel ragazzo, di origini russe, il piu’ bravo li’ dentro con gli scacchi – un po’ a ricordare anche a noi lo spettro dello stereotipo. Era un tipo molto carismatico; poteva parlare delle mezz’ore, estremamente trainante. Di solito a parlar tanto secca la gola: a lui seccavano gli occhi. Diventavano rossi e ogni tanto col dito medio se li grattava con gesti decisi partendo dalla punta del naso verso le orbite. Capitava che partisse qualche caccola: da li’ il soprannome.
Quel corso sulla storia della democrazia riscosse successo perche’ un oratore come Nikolaj era una garanzia per tutti. Ci fu parecchia partecipazione per tutte e sette le serate, il che e’ sempre rinfrescante, ma la conclusione di tutte quelle manfrine gia’ si intuiva dopo la prima notte (finivamo sempre le discussioni interessanti spostandoci fino a tarda notte nella stanza comune, finche non eravamo troppo ubriachi per continuare e quando Secchio iniziava a vomitare pure l’anima era segno che era ora di andare a casa).
La democrazia, cosi’ come e’ sempre stata intesa, e’ basata su un concetto sbagliato, semplicemente sfavorevole al progresso. In democrazia si da per scontato che tutti i cittadini siano uguali ma la natura ci insegna che non e’ cosi’.
Esiste una ristretta quota della popolazione che, piu’ dell’altra, aiuta a rimarcare le differenze tra l’uomo e il primate. L’intelligenza e’ cio’ che l’uomo ha di piu’ prezioso: gli atei lo riconoscono alla natura, i religiosi a Dio ma alla fine tutti sono d’accordo che e’ solo il cervello cio’ che ha distinto la nostra specie da tutte le altre negli ultimi milioni di anni.
La democrazia annulla questa selezione naturale e presuppone che la maggioranza del popolo elegga un proprio rappresentate. La maggioranza del popolo e’, pero’, mediocre e tendera’ ad eleggere rappresentanti mediocri. Ecco l’errore di fondo.
La democrazia dovrebbe avere un bias contro la mediocrita’. Il 98% percentile dovrebbe guidare il branco: la democrazia non esiste in natura.
Quello fu l’unico messaggio illuminante davvero. Per il resto il corso fu si’ divertente ma non molto pregno di significati. Servi’ pero’ ad una scrematura importante: quelli che non erano d’accordo col messaggio, quelli che ritenevano il messaggio corretto e quelli che, come me e due altri, avevano trovato in quel messaggio un nuovo scopo di vita: una rivelazione sulla via di damasco.
Catapulta lo capi’ subito e ci recluto’ per la seconda fase. A natale fummo scelti per passare la settimana a cavallo di capodanno nella baita aostana dove ogni anno alcuni membri del mensa si ritrovavano a discutere dei massimi sistemi. Era quello che tutti chiamavano il capodanno del secchione e ovviamente non esisteva momento piu’ ambito. Nessuno sapeva bene come andassero quegli incontri ma era chiaro che non erano aperti a tutti e, per qualche motivo, non era una semplice selezione dei piu’ alti IQ come qualcuno in maniera naif avrebbe potuto pensare.
Quel natale, in baita, ci fu la seconda selezione. La superammo quasi tutti. Non ricordo se un ragazzo che arrivava dalla campania se ne ando’ perche’ non sopportava il freddo o se venne cacciato. Ma a parte lui eravamo tutti li’, i nuovi piu’ i “vecchi” degli anni passati.
Fu li’ che, per la prima volta, ci venne spiegato tutto. In maniera informale, niente palchi e pulpiti, soltanto chiacchiere a gruppi di tre o quattro durante le passeggiate nel bosco.
- davvero pensavi che il mensa fosse stato creato cosi’ come il piu’ classico dei circoli ricreativi? E’ buffo come in realta’ il dubbio che ci sia un altro fine non sia mai affiorato. Nemmeno tra i complottisti.
- Probabilmente e’ gente con poca fantasia.
risate.
- Non un caso, signori, che il mensa sia stato fondato nel 1946. La guerra mostro’ una volta per tutte che non possiamo affidare il nostro futuro alla democrazia. La democrazia genera mostri. Il popolo e’ irresponsabile e occorre che chi puo’ assuma
il proprio ruolo all’interno della societa’. All’inizio non c’era un progetto. C’era soltanto un’idea, una scintilla. Se si vuole che siano i migliori a dominare il mondo occorre innanzitutto che i migliori si ritrovino, si conoscano e che condividano i propri progetti. Per anni ci fu tanto parlare e poca azione. Si pensava che il modo migliore di agire lo avremmo dovuto imparare da chi, 5000 anni prima di noi, per primo tento’ qualcosa di simili intenti. I massoni. Cercammo di agire come agivano loro. Imparammo tante cose e fallimmo.
Poi arrivo’ la guerra fredda e con essa la spada di damocle della terza guerra mondiale. Non c’era giorno in cui non si parlasse di apocalisse nucleare. Era chiaro che non si poteva piu’ perdere tempo.
Iniziarono i primi piani: fu il mensa americano e venire fuori con l’idea. Occorre aspettare la condizione storica opportuna poi procedere con la forza della ragione.
Far fuori nella sua interezza la classe dirigente, lasciando vivo il manipolo dei nostri infiltrati. Niente golpe pero’. Al popolo non piace. Uno dei nostri venne fuori con l’idea dell’avvelenamento. All’epoca il nucleare andava tanto di moda, non c’era questa paura del biologico che c’e’ oggi. Facemmo un primo esperimento a Philadelphia nel 76.
- il morbo del legionario!?
- Esattamente. Fu un colpo di genio. Colpire 250 persone in un colpo solo con un’arma biologica che non si diffondesse senza destare sospetti per 20 anni. Funziono’ logisticamente ma il batterio (creato in laboratorio) risulto’ troppo letale e una 40ina di persone morirono. Ci fu una crisi all’interno del gruppo ma alla fine si decise che faceva parte del bene comune e si continuo’. Non fu una decisione difficile, a dire il vero.
Sono passati 10 anni da quel natale. 10 anni di piani e movimenti e sotterfugi e spinte e ritirate. Ora ci siamo. L’italia e’ stata scelta. Saremo il primo paese al mondo. La situazione politica e’ perfetta: la classe dirigente sta annegando nella propria democrazia, il popolo li odia. Abbiamo abbastanza infilitratri per riprendere in mano la situazione. Moriranno quasi tutti, il virus e’ stato scelto bene. Sara’ crisi profonda. Verra’ proclamato un governo tecnico di transizione per non lasciare il paese allo sbando nel passaggio alle prossime elezioni. Ma non ci saranno prossime elezioni. Non per un po’. La gente presto dimentichera’ l’incidente. Si abituera’ in fretta a vedere le cose funzionare. Sara’ il periodo delle uova di colombo. Solo scelte consapevoli. Il piano di governo e’ stato studiato a puntino negli ultimi 5 anni. Basteranno pochi mesi per cambiare completamente la situazione.
I potenti non indagheranno sull’accaduto perche’ i potenti saremo noi.
E’ l’alba di un nuovo giorno, il seme di una nuova era: ed e’ tra le mie mani, in questa fialetta.
-crack.
Allora, incominciamo? Ok, vai. Disse lei divertita leccandosi un pochino le labbra. Lui risistemo’ i fogli sul tavolo del pub, tiro’ un altro sorso dalla birra, impugno’ la penna e lesse: “Stilando una media mentale delle tue ultime attivita’ amorose riguardo le storie passate, quanti pompini fai al mese? Qui ci sarebbero risposte multiple se vuoi ma se hai gia’ un numero in testa non te le leggo”. Lei in quel momento capi’ cosa vuol dire rimanere di ghiaccio. Si rese conto di non aver mosso un muscolo e probabilmente di avere una faccia da pesce lesso con la bocca mezza aperta. Degluti’ poi accenno’ un mezzo sorriso aspettando una reazione di lui, che non arrivava. Lui la guardava con gli occhi ben aperti e la bocca ben serrata e le guance un po’ gonfiette come ad aspettare una risposta semplice. In effetti non aveva certo tutti i torti: la domanda era molto semplice, la risposta non avrebbe dovuto richiedere tutto quel tempo. Allora? Allora cosa? Ma sei matto? Ma che razza di domande mi fai? Lui stava per mettere tutto via, non offeso ma semplicemente triste: si giro’ sulla sua destra aprendo la cartellina in pelle vissuta quando lei rispose un po’ intimidita: ma non lo so, forse uno alla settimana, non lo so. Gli si illuminarono gli occhi! Fantastico. Ottima risposta! Non disse nulla, si limito’ a fare quella crocetta contento sul foglio e a sorriderle. Poi spiego’: vedi’ questa e’ la prima domanda ma non e’ tanto la risposta che conta quanto la reazione. Oddio, disse piegando un po’ la testa sul lato, ad essere sinceri la riposta e’ anche importante, pero’ (e qui torno’ serio) e’ davvero la reazione che interessa di piu’. Se tu ti fossi infuriata o mi avessi salutato allora avrei subito capito che non sei la donna per me perche’ io cerco qualcuna con mentalita’ aperta, non una bigotta conservativa. Capisci? Lei non capiva ovviamente. Come avrebbe potuto capire? Donatella le aveva offerto nel pomeriggio di incotrare questo suo amico: ha piu’ o meno la nostra eta’, sui 35 anni, era un collega quando lavoravo al dipartimento di fisica. Poi se ne e’ andato a lavorare all’estero per tanti anni: e’ diventato una star nel suo settore, sai? E’ uno scienziato molto importante e ora guadagna un sacco di soldi. E poi, e’ un figo da paura! davvero! E’ uscito da un paio d’anni da una storia importante e non e’ in cerca di avventure, te lo garantisco. Ho capito: la reazione e tutto… ma non ti sembra un po’ prematuro? E’ la prima sera che usciamo insieme. Di fatto e’ la prima volta che ci vediamo! No, non e’ prematuro. Donatella ti ha spiegato che io non sono in cerca di avventure, vero? Ecco, immagina che scatti qualcosa e che la storia vada come deve andare. Finiremmo presto a convivere (poi dopo c’e’ la sezione di domande sul matrimonio come unione civile / sociale / religiosa) e la convivenza non e’ qualcosa che si improvvisa. Per questo ho studiato questo test. E’ infallibile, fidati. Io sono uno scienziato. Fidati. Vedi, io sono uno che sul lavoro ha molto successo. Ho realizzato che devo questo successo e queste soddisfazioni principalmente al modo rigoroso in cui applico il pensiero logico sul posto di lavoro. Ecco l’illuminazione! Perche’ limitarsi ai numeri e alle particelle? Posso, anzi devo, estendere il metodo scientifico ad altri settori della mia vita, incluso quello affettivo che finora, seguendo le regole inerti che ho ereditato dalla societa’ ha fallito clamorosamente. Questo test funziona, fidati, e’ provato matematicamente! Ma qui parliamo di amore! Non puoi misurare l’amore con le tue formule. No, attenzione. Questo test non misura l’amore. Questo test si limita’ a misurare la compatibilita’ di vita. Sai bene che l’amore ha una forza propria per i primi anni. Poi le cose cambiano e bisogna trovare un equilibrio nella vita di tutti i giorni. Dei compromessi talvolta troppo forti e PATATRAK. Scatta la catastrofe. Se io riesco a misurare la compatibilita’ subito so gia’ se vale la pena di innamorarsi o no. Se no passiamo il test amen. Non investiremo tempo e risorse in qualcosa che non avrebbe futuro e potremmo concetrarci su qualcosa d’altro. In effetti il suo ragionamento non faceva una piega. Non era un matto dopo tutto. Forse era davvero semplicemente un genio. Vai ora tocca a te. Fammi tu una domanda. Be, non che fosse facile a quel punto venire fuori con una domanda. Non lo so, disse, facendo di nuovo quel grazioso movimento con le labbra, come a mordicchiarle, mentre si aggiustava i capelli. Vediamo: saresti disposto a guardare 6 serie di Desperate Housewives con me? Brava! ottima domanda. Be, non so cosa sia questa cosa. E’ una trasmissione televisiva immagino. Direi di si’ in linea di massima. Penso di si’. Si’. Lei sorrise. Vedi che funziona, disse lui. Guarda, fosse per me renderei questo sistema pubblico. Forse dovrei scriverci un libro. Ho gia’ pensato a come potrebbe essere distribuito: tu compili in anticipo dei form: ogni risposta multipla ad ogni domanda puo’ essere punzecchiata via, lasciando un buchino sul foglio. Quando incontri un partner possibile fai combaciare i due fogli e li guardi contro luce. Conti i buchini che fan passare la luce attraverso et voila. Se sono piu’ di 70, ottima intesa. Beh, non sarebbe una cattiva idea. Disse lei. Magari col libro ci fai anche dei soldi. Ma no, io lo farei solo per portare un po’ di criterio a questa societa’ cosi’ scellerata. Tutti hanno indistintamente accettato il valore della monogamia, come se fosse il migliore ma nessuno ha pensato di fornirsi degli strumenti adatti per affrontare tale vita. Io fornirei gli strumenti, tutto li’. E funziona matematicamente, sai. Te l’ho gia’ detto. Ti spiegherei le formule ma sono molto complicate, richiedono uno del settore. A proposito, che lavoro hai detto che fai?
- [squilli]
- Pronto?
- Pronto Saverio? Sono io, Cocci.
- Cosimo, che minchia? A quest’ora!
- Saverio mi devi aiutare. E’ successo di nuovo, Saverio. Stavolta e’ brutta pero’. Questa dice cose, vede gente, non ci capisco niente, Saverio. Questa mi muore. Continue reading Il tempo delle Mele e soprattutto delle Pere.
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